Le pedane di bar e ristoranti stanno ridando vita ai quartieri fuori dal centro

Come misura per ridare “ossigeno” ai ristoratori duramente colpiti dalla pandemia, i comuni stanno offrendo, con più facilità rispetto al solito, la possibilità di occupare il suolo pubblico per allestire tavoli all’aperto dove servire la clientela.

Abbiamo intervistato Ottavio Golani, futurologo e divulgatore che per anni ha lavorato negli Stati Uniti in importanti aziende del settore dell’innovazione, sul tema della sostenibilità e della mobilità per chiedere a lui un parere.

D: Uno degli argomenti più dibattuti sui social in questi ultimi mesi è: pedane si o pedane no, che ne pensa?

Le pedane oltre a migliorare le strade perché le rendono più vive, più pulite e più controllate in realtà hanno molti più benefici di quel che pensiamo perché valorizzano le zone. Una strada anonima non ha valore, una via invece in cui è possibile sostare, sorseggiare un caffè acquista valore. Quando andate in vacanza in che strade vi fermate? In quelle anonime di solo condomini o in quei bei viali con i caffè all’aperto? Cosa vi colpisce in una strada quando siete in visita? La risposta è dentro di noi ma nella nostra città dove abitiamo prevale il senso di praticità perché noi qui ci viviamo e vogliamo la comodità che è il posto auto sotto al portone di casa.

La pandemia ha ridisegnato il modo di vivere le città, oggi Roma centro per esempio è più vuota del solito al contrario dei quartieri residenziali. I turisti non ci sono e la gente vive la propria zona. Si tratta di una opportunità di riprendere gli spazi che ci sono stati tolti, dobbiamo ricominciare a vivere i nostri quartieri e sentirli nostri, conoscere i nostri vicini per insegnare al bambino di non gettare la carta a terra perché quella è la nostra casa comune.

D: E dove la lascio la macchina se ci sono più pedane?

L’argomentazione principale portata dai detrattori di questa nuova forma di commercio è la riduzione dei posti auto soprattutto in quelle zone dove questi sono già scarsi. Il fatto che vengano occupati 1, 2, 3 o 4 parcheggi è matematicamente irrilevante in termini di difficoltà sul reperire un posto auto, il problema infatti non sono quei parcheggi persi su ogni strada ma che manca un vero piano parcheggi nella città. La politica dovrebbe “creare” strutture con centinaia di parcheggi. La lotta al singolo posto auto con il commerciante che decide di mettere i tavolini fuori è una guerra tra poveri da cui dobbiamo uscire al più presto.

D: Si ma i parcheggi se li faranno, li faranno tra anni e nel frattempo?

Il mondo sta cambiando, anzi nell’anno della pandemia è cambiato ancora più velocemente di quello che pensiamo. Prima della pandemia non esistevano i monopattini elettrici nelle città, il criticato bonus biciclette (la anticipo: NO quei soldi non potevano essere spesi diversamente perché derivano dalle aste verdi, quindi o bici o niente – questo fenomeno molto social si chiama benaltrismo*) ha portato nuove forme di mobilità come le biciclette a pedalata assistita che consentono anche in realtà come Roma (con salite e discese) di poter girare agevolmente per la città.

* Nel linguaggio giornalistico è l’atteggiamento di chi elude un problema sostenendo che ce ne sono altri, più gravi, da affrontare.

D: Ma molti cittadini devono usare la macchina!

E’ vero in parte, preso un campione di 100 cittadini quelli che dicono che devono usare per forza la macchina sono tipicamente 95 ma in realtà di questi 95 almeno 40 vivono su una linea della metropolitana che li porta direttamente al posto di lavoro, su un percorso di bus che li porta dove devono andare ma sono convinti che i mezzi pubblici non funzionino (non li prendono dai tempi della scuola). Inoltre abbinando percorso con metro e bus a micro spostamenti con i sistemi in sharing (auto, scooter, monopattini) si coprirebbero quasi tutti i percorsi possibili (la somma dell’abbonamento ai mezzi e l’utilizzo dei servizi in sharing è nettamente inferiore ai costi di una auto di proprietà con RC, manutenzione ordinaria e straordinaria). E’ vero a Roma c’è un problema con i mezzi pubblici ma che è anche legato al traffico che c’è perché chi può prendere i mezzi pubblici non lo fa, intasando le strade, pensando che questi non funzionino. E’ un cane che si morde la coda. Inoltre l’altro vero problema di Roma è che c’è tanta doppia fila, si riduce il flusso delle strade (già piccole per questioni storiche – non andrei a parlare delle necessità di 2000 anni fa dove giravano i cavalli).

Inoltre esistono app (che quasi nessuno installa nonostante in possesso di smartphone da almeno 300 euro) per monitorare il passaggio dei bus, per condividere passaggi in scooter, per utilizzare sistemi di sharing e molto altro…ci vuole la volontà di cambiare e di informarsi.

Ma tornando all’esempio, gli altri 55 che davvero devono usare la macchina….se gli altri 40 usassero i mezzi pubblici troverebbero una città libera senza traffico. Il vero problema sa qual è?

D: No, quale?

Che chiunque leggerà questa intervista dirà che è in quei 55 cittadini che non possono rinunciare all’auto. Abbiamo un problema nell’accettare il cambiamento come esseri umani. Vogliamo che gli altri cambino, pensiamo che gli altri sbaglino ma guardiamo con più difficoltà quello che facciamo noi.

La macchina in doppia fila per il nostro caffè o per la nostra commissione urgente è più importante di quella di un altro. La doppia fila è una cosa che non va fatta, mai. Mancano i parcheggi? Vero, torni alla mia risposta precedente.

D: Ha legato molto il tema delle pedane alla mobilità, come mai?

Nella città 2 cose sono importanti: come ci vivo e come mi muovo e questi due elementi sono estremamente correlati, quando ci chiedono: “Come si vive a Roma?” tutti rispondiamo alla stessa maniera: “Bella città ma c’è caos (= traffico)”, noi lo sappiamo qual è il nostro problema ma non facciamo nulla per superarlo e ora i mezzi ci sono. La soluzione non è unica per tutti. I monopattini non salveranno Roma ma sono una alternativa (per chi può usarli) come le biciclette o i sistemi in sharing per ridurre il traffico anche a vantaggio di chi invece non può davvero rinunciare all’auto.

D: Si ma i monopattini sono pericolosi!

Fino agli anni 90 si girava con gli scooter senza casco a lei le considerazioni del caso. I monopattini, come le biciclette e come ogni cosa che si muove deve rispettare delle regole, e le regole vanno fatte rispettare tutto qui.

Foto di RD LH da Pixabay

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