Condividi

Ispirato alle testimonianze di Pompei e di Ostia Antica, il progetto recupera farine, lievito madre e lavorazione artigianale per proporre un pane simbolo di Roma.

L’idea di dare a Roma un pane che ne rappresenti l’identità è di Antonio Menconi, esperto di comunicazione e marketing, e di Maurizio Agostini, panificatore. Nel tempo si sono aggiunti il contributo e l’esperienza di altri panificatori: Fabrizio Franco, Alessandro Frontoni, Luigi Melchionda, Franco Palermo e Pierluigi Roscioli. L’iniziativa è sostenuta dall’Associazione dei Panificatori di Roma e Provincia (APRP).

Roma ha una lunga familiarità con cereali e pane. Lo dimostrano il monumento di Eurisace, i mulini di Ostia Antica e le mole ancora visibili lungo il Tevere. Una leggenda lega persino la nascita dell’isola Tiberina ai covoni di grano gettati nel fiume. Eppure la città non ha conservato un pane davvero suo: quelli di Genzano, Lariano e Canale Monterano sono legati a specifici territori collinari della provincia.

A Pompei, invece, in piena età imperiale si produceva un pane di forma e composizione riconoscibili. Alcuni reperti sono oggi conservati al Museo archeologico di Napoli. Da quel modello gli ideatori hanno ripreso la forma, una pagnotta a otto spicchi, e gli ingredienti.

«Il Pa’Latino è una pagnotta di circa due chilogrammi – ci racconta Maurizio Agostini – che prepariamo con semola rimacinata di grano duro, farina di farro e farina di orzo; la lievitazione è affidata esclusivamente al lievito madre a fermentazione acido-lattica; completano l’impasto acqua e poco sale».

Per Antonio Menconi, ideatore anche del marchio Pa’Latino, «recuperare un pane di questo tipo significa riannodare un filo con la storia della città e valorizzare un patrimonio che appartiene alla memoria collettiva dei romani».

Il Pa’Latino (o Pane Latino) è stato inserito dalla Regione Lazio nell’elenco ministeriale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT).

Un pane per raccontare la città

Roma ha costruito una parte importante della propria storia intorno al rapporto tra cibo, agricoltura e commercio. Il suo patrimonio gastronomico è noto in tutto il mondo, ma non si esaurisce nei piatti più celebri: anche il pane può entrare nel racconto della città.

L’obiettivo è dare al Pa’Latino un’identità riconoscibile, con caratteristiche produttive definite e il recupero di conoscenze tradizionali, più che lanciare un semplice prodotto commerciale.

Dietro un pane così ci sono il lavoro di chi coltiva il grano, di chi lo macina e di chi ogni giorno lo trasforma in alimento. Per questo l’iniziativa può diventare un’occasione di incontro tra mondo agricolo, artigiani e consumatori.

La sfida è fare della tradizione non un elemento statico, ma una risorsa capace di generare nuove opportunità: un pane che non sia soltanto buono da mangiare, ma che abbia anche una storia da raccontare.

Redazione
Autore: Redazione