Your mind after midnight: l’esordio di Rushati Chowdhury

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Your mind after midnight è l’esordio in campo artistico della giovane Rushati Chowdhury

Da lunedì 15 febbraio lo Spazio Chirale ospiterà la residenza artistica della talentuosa  Rushati Chowdhury, giovane e geniale artista di nazionalità indiana.

Dalle vetrine della nostra Galleria, in via Ignazio Persico 32, alla Garbatella, per tutta la settimana e durante l’intero arco della giornata, sarà possibile assistere dal vivo al processo creativo che si completerà con l’allestimento della mostra evento Your Mind After Midnight, che sarà inaugurata lunedì 22 febbraio alle ore 17:00 e resterà visitabile su appuntamento sino alla fine del mese.

L’esordio di una giovane artista talentuosa

Your mind after midnight sancisce l’esordio in campo artistico della giovane Rushati Chowdhury, nata a Calcutta con un percorso che la vede muoversi nel campo della moda da Roma a Shanghai ad Augsburg, per ritornare di nuovo a Roma e inaugurare il ciclo di residenze artistiche presso Spazio Chirale, galleria di processo dove le nuove tecnologie sono al servizio di artisti che intendano indagare il rapporto, da sempre indissolubile, tra arte e scienza.

Proprio questo incontro tra le scienze dei materiali e le emergenti esigenze espressive, spinge Chowdhury a definire un processo in cui il pensiero assume la forma di affascinanti bioplastiche organiche che giocano tra luce e ombra, tra pieno e vuoto, tra gesto e silenzio, tra giorno e notte, tra esterno e interno.

“Come dormiamo durante una pandemia. Come sogniamo durante una pandemia. Dove i nostri pensieri ci portano durante una pandemia.”

Nell’urgenza di rispondere a queste domande sempre più comuni, le forme biomateriche di Rushati Chowdhury ci accompagnano nel sonno e nei suoi disturbi per sollevarci da essi. Nell’insonnia incostante e irrequieta di questo tempo pandemico dai ritmi non ordinari. Nella stasi angosciante e infinita della paralisi del sonno.

Così ogni sguardo sul mondo dalla finestra in cui siamo costretti si fa forma tra colore e trasparenza. Così ogni forma è l’immagine che creiamo, forzati a letto, coscienti e senzienti con gli occhi fissi sulle pareti e sul sotto, ma senza possibilità di muoverci.

Stuck, fissato, come è chiamato in inglese questo stato di paralisi del sonno.

Stuck, pezzo, come è chiamato in tedesco il singolo oggetto d’arte.

Stuck, come Rushati decide di chiamare ogni singola forma che compone l’installazione.

Ma il profondo artistico di Your Mind After Midnight non sono tanto gli “Stuck” quanto la loro genesi. Un materiale composto dall’artista con una ricetta sperimentale studiata specificatamente per l’installazione e di cui non sappiamo la degenerazione. Un materiale che nasce quindi protesi del corpo e della mente, come se mentre la materia assume le proprie forme, i colori, le trame, l’artista ne ricevesse, e noi con lei, una percezione diversa del mondo. Mente estesa e cognizione incarnata di cui parla Laura Tripaldi nel suo libro “Menti Parallele”, in cui ben descrive quel potere spirituale, mitologico, ancestrale, proprio delle scienze dei materiali, che Rushati Chowdhury rappresenta plasticamente nella sua ricerca artistica.

Così il processo creativo diventa creativo in senso letterale, ovvero processo di creazione del biomateriale, prima che delle forme, dei colori, delle trame, processo di fusione dei mondi animali e vegetali, e nella sua reiterativa ritualità diventa un processo che l’artista stessa definisce “processo di meditazione, di esorcismo. Un processo che agisce come rimembranza del ciclo eterno della vita e della morte, la meraviglia della genesi e l’accettazione che tutta la materia organica è destinata infine a morire – persino le stelle collassano – solo per rinascere”.

Un processo talmente profondo che, nello spirito della galleria che lo ospita, è messo in vetrina, come analogia della stanza che ospita quel sonno inquieto che l’artista vuole esprimere. “Riempi di te stessa la stanza in cui sei vissuta e morta milioni di volte” scrive. Esternare per interiorizzare.

Emerge qui il ruolo catartico del rito creativo attraverso il pensiero artistico. Come infatti scrive Dario De Marco “…la paralisi del sonno si può elevare a metafora della vita contemporanea, in cui quello che angoscia è avere coscienza di sé senza riuscire a incidere sulla realtà…”. L’azione di Rushati Chowdhury decide di uscire da questo stato incidendo sulla realtà espressiva, percettiva, sensibile, condividendo non le angosce ma il processo materico che ci solleva da esse, il processo catartico che ci porta fuori da noi, un processo individuale che mostrandosi si fa collettivo.

Fonte Immagine: Redazione SPQRdaily

Alessandro Alongi
Author: Alessandro Alongi

Giornalista, docente universitario e appassionato di diritti. Da molti anni collabora con diverse testate giornalistiche nazionali e locali per cui scrive saggi di cronaca politica, legislativa e società digitale.

Alessandro Alongi

Giornalista, docente universitario e appassionato di diritti. Da molti anni collabora con diverse testate giornalistiche nazionali e locali per cui scrive saggi di cronaca politica, legislativa e società digitale.