L’impatto del Covid sulla qualità della vita nella Capitale

Di seguito l’analisi sul lungo report che analizza la qualità della vita nei vari Municipi della Capitale

In vista del rinnovo del Campidoglio in programma quest’anno, dopo cinque anni trascorsi sotto livelli accettabili, ecco che Roma – e il suo attuale sindaco – possono presentarsi finalmente agli esami di maturità con una malcelata sufficienza.

Sarà stato l’effetto pandemico che, di fatto, ha svuotato la città, alleggerendo il traffico e mettendo in fuga orde di turisti che bivaccavano per l’urbe (tanto odiati negli scorsi anni, tanto rimpianti adesso). Oppure sarà stata l’assenza – da un anno ormai – di pendolari dalla provincia, tutti a casa in smart working (i più fortunati) o – sempre tra le mura domestiche – in cassa integrazione. Sarà quel che sarà ma, finalmente, la qualità della vita a Roma diventa quasi accettabile, anche se nessuno pare essersi accorto del balzo in avanti nella classifica della vivibilità

Questo pressappoco il ritratto che disegna la XIII Indagine sulla qualità della vita e dei servizi pubblici locali a Roma, curata dall’Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale

Dal suo insediamento a Palazzo Senatorio – correva l’anno 2016 – la giunta capitolina a guida M5S non è riuscita ad innalzare la qualità della vita dei romani se non di due decimi – dal 5,1 del 2016 al 5,3 del 2019 – sino allo scossone dello scorso anno: 6.

Il report, lungo 24 pagine, rappresenta un importante momento di sintesi riguardo le attività di analisi e monitoraggio di qualità – tanto erogata quanto percepita – dei servizi pubblici romani: rifiuti e igiene urbana, verde, trasporti, sociale, cultura e tempo libero; una serie di indicatori a cui si aggiungono, quest’anno e per la prima volta, anche i servizi digitali.  

L’indagine rivela che la qualità della vita a Roma in primavera era giudicata sufficiente in 12 municipi su 15 (tranne nel V, nel X e nel XIII), mentre la qualità della vita nella propria zona raggiungeva la sufficienza solo in 8 territori (municipi dall’I al IV, VIII e IX, XII e XIV).

Il I Municipio si conferma il maggiormente apprezzato (voto medio: 6,2), mentre non si può dire la stessa cosa del V e del X Municipio (voto 5,8). Tra i servizi maggiormente graditi farmacie comunali, acqua pubblica e musei, mentre in fondo la classifica troviamo pulizia delle strade, raccolta dei rifiuti e autobus, con una situazione in prospettiva che, secondo il 30% dei cittadini peggiorerà mentre, per la metà di essi, evidentemente più ottimisti, rimarrà invariata.

In particolare, il XII Municipio della Capitale spicca per la buona qualità dei servizi come auditorium (intesi anche come strutture ricreative), farmacie comunali, musei comunali e acqua potabile (tutte medie del 6,7).

Pur soffrendo i divieti e le limitazioni in vigore nel primo lockdown, sottolinea il Rapporto, i cittadini hanno gradito una ritrovata vivibilità degli spazi urbani, sottratti al costante sovraccarico di traffico e inquinamento. Questo risultato non è affatto scontato e anzi si traduce in un appello allarmante a migliorare la qualità dei servizi, perché dà la misura di una popolazione talmente esasperata dalla gestione dell’ordinario da giudicare migliore la propria condizione persino in un contesto emergenziale, nonostante le limitazioni alla libertà personale.

Se questa lettura è vera”, scrive il Rapporto, “bisogna prendere atto di una popolazione talmente esasperata rispetto alle condizioni in cui versava la città nella gestione ordinaria pre-covid, da valutare sufficiente la qualità della vita in questo anno emergenziale”.

Se, tale lettura, per una parte può trovare conferma, dall’altro rischia di catalizzare l’eccesiva inefficienza della città al sovraccarico di utenza, non solo popolazione residente quindi, ma anche e soprattutto visitatori e lavoratori esterni che metterebbero a rischio la sostenibilità del centro abitato. Vale la pena in proposito ricordare, forse, il vecchio adagio di Andreotti, che amava dire come non bisognasse attribuire i guai di Roma all’eccesso di popolazione. Quando i romani erano solo due, infatti, uno uccise l’altro.

Foto di nimrodins liberamente tratta da Pixabay

Alessandro Alongi
Author: Alessandro Alongi

Giornalista, docente universitario e appassionato di diritti. Da molti anni collabora con diverse testate giornalistiche nazionali e locali per cui scrive saggi di cronaca politica, legislativa e società digitale.

Alessandro Alongi

Giornalista, docente universitario e appassionato di diritti. Da molti anni collabora con diverse testate giornalistiche nazionali e locali per cui scrive saggi di cronaca politica, legislativa e società digitale.

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