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A Roma sta emergendo una realtà che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficile da immaginare: anche chi lavora, chi ha uno stipendio regolare e una vita apparentemente stabile, oggi fatica a vivere. Il ceto medio, storicamente considerato la fascia più solida della città, si ritrova schiacciato tra un costo della vita in costante aumento e salari che non riescono più a tenere il passo. Non si tratta di povertà certificata, ma di una povertà quotidiana, fatta di rinunce, conti che non tornano, spese essenziali che diventano insostenibili.

Il quadro è evidente nei numeri. Fra tre settimane gli studenti torneranno a scuola e per le famiglie si preannunciano aumenti del costo dei libri e del materiale didattico. La benzina ha ormai superato i 2 euro al litro. Il latte intero è passato da 1,49 a 1,79 euro, la pasta da 1,10 a 1,40 euro, l’olio extravergine sotto i 6 euro non si trova più, il pane a Roma costa 4,50 euro al chilo. Sono rincari che non riguardano beni marginali, ma prodotti essenziali, quotidiani, impossibili da comprimere.

Questa fascia sociale si trova oggi in una zona grigia: non ha accesso ai sussidi perché supera di poco le soglie previste, ma non dispone di redditi sufficienti per sostenere le spese fondamentali. È una condizione che non rientra nelle categorie della povertà amministrativa, ma che rappresenta una fragilità economica reale, diffusa, crescente.

In questo contesto interviene la proposta del Consigliere e Presidente della Commissione Politiche Sociali del Municipio XII di Roma Capitale, Alessandro Alongi. La sua posizione è chiara: se il Governo non interviene, deve farlo il Comune. L’idea è quella di introdurre un sostegno diretto al costo della vita attraverso un’integrazione dei salari, una misura che Alongi definisce “SalvaStipendio”.

Il “SalvaStipendio” sarebbe rivolto proprio a quella fascia di lavoratori che non ha diritto ai sussidi perché supera le soglie previste, ma che non dispone di redditi sufficienti per vivere con serenità. Non un aiuto assistenziale, ma un intervento mirato a proteggere chi tiene in piedi la città e oggi rischia di scivolare verso una vulnerabilità economica che non ha mai conosciuto.

Dichiarazione di Alessandro Alongi

«Il ceto medio romano è stato dimenticato. Non ha accesso a nessun sostegno, ma vive una pressione economica che non è più sostenibile. Non possiamo ignorare chi lavora e comunque non riesce a vivere. Il Comune deve intervenire con un aiuto diretto ai salari: il “SalvaStipendio” è una misura pensata per chi non chiede assistenza, ma chiede semplicemente di poter vivere dignitosamente.»

La questione del ceto medio non è più un tema sociologico, ma una realtà concreta che riguarda migliaia di famiglie. La proposta di Alongi apre un dibattito che potrebbe diventare centrale nell’agenda politica della città, perché oggi la vera emergenza è questa: a Roma, anche chi lavora non vive più bene.

Redazione
Autore: Redazione