Digitalizzazione della giustizia, via libera dal CESE: udienze e fascicoli presto online

La possibilità di accedere a un fascicolo elettronico relativo ai propri contenziosi giudiziari in corso, in molti stati d’Europa o di partecipare da remoto a un’udienza mediante una teleconferenza, è ancora una fata morgana, così come – in ambito penale – vittime e imputati non possono accedere ad una banca dati digitale che dia loro contezza dello stato del procedimento. Oppure, ancora, soltanto in 13 Stati membri le prove possono essere presentate a un organo giurisdizionale esclusivamente in formato digitale per tutti i tipi di procedimenti penali, così come soltanto in 10 Stati membri, in materia civile e commerciale, le prove digitali sono ammissibili in tutti i tipi di procedimenti.

La necessità di rafforzare la resilienza dei sistemi giudiziari in tutta Europa, specie dopo gli eventi pandemici, dunque, ha condotto l’Unione – già dallo scorso anno – ad interrogarsi su come sfruttare tutte le opportunità dell’era digitale anche in tale ambito, in un contesto capace di garantire la sicurezza e l’etica.

Infatti, sebbene siano già stati profusi notevoli sforzi, resta ancora molto da fare sia a livello nazionale sia europeo per rafforzare ulteriormente la resilienza dei sistemi giudiziari e la loro capacità di lavorare online. In questo senso va la proposta di Regolamento sulla digitalizzazione della cooperazione giudiziaria su cui si è appena espresso il CESE, il Comitato economico e sociale europeo, organo consultivo dell’UE con sede a Bruxelles.

La proposta, oggetto di un primo scrutinio da parte della sezione Occupazione, Affari Sociali e Cittadinanza del Comitato e adottata poi il 19 maggio dall’Assemblea Plenaria, delinea un sistema costituito da apparati informatici e punti di accesso interoperabili che operano sotto la responsabilità e la gestione di ciascuno Stato membro, con un punto di accesso elettronico europeo sul portale europeo della giustizia elettronica utilizzabile da ogni persona fisica e giuridica.

Nel suo parere, adottato all’unanimità il 19 maggio, relatore l’italiano Maurizio Mensi (rappresentante della CIU-Unionquadri, parte sociale membro del CNEL), il Comitato ha espresso sostegno e apprezzamento per la proposta della Commissione, evidenziando tuttavia la necessità che siano fornite garanzie su taluni aspetti quali, ad esempio, la sicurezza della tecnologia utilizzata. Insieme alla riservatezza, infatti, la garanzia di un impianto tecnologico sicuro rappresenta, a parere del CESE, un elemento essenziale, data la natura sensibile delle udienze che si svolgono in tribunale.A ciò si aggiungono – – sostiene ancora il CESE –il rispetto delle regole in tema di protezione dei dati personali insieme alla sicurezza dei dati e dei sistemi coinvolti.

Una particolare attenzione, da parte del Comitato, è stata richiesta anche alle condizioni attuative del principio di “Open Justice”, al fine di garantire il rispetto del principio della giustizia aperta, sotto i profili della partecipazione, dell’osservazione e dell’accessibilità.

Ulteriore aspetto critico sollevato è stato quello relativo al “Digital Divide”. Per il Comitato, le scarse competenze digitali e un accesso limitato alla tecnologia, insieme a bassi livelli di alfabetizzazione e conoscenze giuridiche possono aumentare le barriere all’accesso ai servizi digitali e vanificare gli obiettivi perseguiti con la proposta di regolamento. Pertanto, nell’attuare le misure volte a digitalizzare la cooperazione giudiziaria occorrerà garantire l’accessibilità a tutti, in termini di tecnologie e interventi di sostegno, lasciando impregiudicata la possibilità per le persone fisiche e giuridiche di continuare a utilizzare il tradizionale sistema di comunicazione cartaceo.

In definitiva, gli strumenti di comunicazione digitale tra organi giurisdizionali e autorità competenti degli Stati membri  contribuiscono senza dubbio ad una migliore efficienza dei sistemi giudiziari riducendo ritardi e oneri amministrativi, accelerando lo scambio di informazioni tra autorità, aumentando la semplificazione e riducendo tempi e costi per la trattazione delle cause, in tal senso aumentando la competività del sistema socio-economico.

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