Condividi

Al centro dell’incontro nella Sala Carroccio del Campidoglio il valore delle parole, la tutela dei minori e il ruolo dello sport come strumento di inclusione e prevenzione. Numerose le testimonianze dal mondo istituzionale, sportivo, sociale e professionale.

ROMA, 23 settembre 2026 – Una comunicazione più responsabile, una maggiore attenzione alla tutela dei minori e una rete sempre più forte tra istituzioni, scuola, sport, professionisti e realtà sociali. Sono questi alcuni dei principali temi emersi nel corso dell’incontro dedicato al contrasto del bullismo e del cyberbullismo, svoltosi questa mattina nella Sala Carroccio del Campidoglio.

L’iniziativa ha messo a confronto esperienze e competenze differenti con l’obiettivo di affrontare il disagio giovanile attraverso una prospettiva multidisciplinare, nella convinzione che fenomeni complessi come bullismo e cyberbullismo non possano essere affrontati da un unico soggetto, ma richiedano una vera e propria alleanza tra le diverse agenzie educative e sociali.

Al centro del confronto è stato posto innanzitutto il peso delle parole. Raccontare episodi che coinvolgono minori significa infatti confrontarsi con una responsabilità particolare: informare senza alimentare il sensazionalismo, evitare stereotipi, rispettare la dignità delle persone e tutelare l’identità dei minori, siano essi vittime o autori di comportamenti illeciti.

Accanto alla comunicazione, un ruolo centrale è stato riconosciuto allo sport come strumento di prevenzione, inclusione e costruzione delle relazioni. Le regole, il rispetto dell’avversario, il senso di appartenenza alla squadra e la capacità di sostenersi reciprocamente rappresentano elementi che possono contribuire a contrastare isolamento ed emarginazione.

L’evento è stato aperto dal Consigliere di Roma Capitale Federico Rocca, che ha portato i saluti istituzionali.

Nel corso dell’incontro, Alessandro Cochi, Presidente del CONI Lazio, ha portato il punto di vista del mondo sportivo, mentre Juri Morico, Presidente di OPES, ha sottolineato il valore delle reti e delle collaborazioni tra istituzioni e realtà associative. OPES, ente di promozione sportiva con una significativa presenza sul territorio nazionale, ha fatto del rapporto tra sport e sociale uno degli elementi qualificanti della propria attività.

Particolarmente significativa la testimonianza di Emanuele Blandamora, campione di boxe e protagonista di una carriera internazionale che lo ha portato a conquistare titoli europei. Nel suo intervento ha raccontato anche il percorso personale e umano alla base del libro Dentro e fuori dal ring. Non conto le vittorie ma le sconfitte che ho vinto, collegando l’esperienza sportiva alla necessità di lavorare sulla prevenzione del disagio.

Sul versante psicologico ed educativo è intervenuta Giuseppina Filieri, psicologa e psicoterapeuta e Presidente della Fondazione Libra ETS, portando l’attenzione sulle dinamiche relazionali, sull’identità e sui nuovi scenari educativi legati al bullismo e al cyberbullismo.

Il tema della responsabilità sociale e della tutela delle persone è stato affrontato anche da Marco Ancora, Responsabile del Dipartimento Cultura di CIU Unionquadri (realtà presente al CNEL e al CESE di Bruxelles), che ha richiamato l’importanza del ruolo delle organizzazioni e delle professioni nella costruzione di una società capace di prevenire le situazioni di vulnerabilità e promuovere inclusione e partecipazione.

Tra gli interventi anche quello di Alessandro Alongi, Consigliere del Municipio Roma XII e Presidente della Commissione Politiche Sociali, che ha portato nel dibattito la dimensione istituzionale e territoriale, sottolineando l’importanza di trasformare l’attenzione verso questi fenomeni in interventi concreti e coordinati sul territorio.

L’evento è stato condotto dai giornalisti Valerio Scambelluri e Fabio Pompei, accompagnando il confronto tra i diversi protagonisti della mattinata.

Importante anche il contributo di Jasmin Abo Loha, Segretario Generale di ECPAT Italia, e di Mohamed Sanna Ali, atleta paralimpico, dirigente sportivo e Presidente del Santa Lucia Sport. La sua esperienza nel mondo dello sport paralimpico ha consentito di evidenziare il valore dell’inclusione e della pratica sportiva come strumenti di partecipazione e superamento delle barriere.

La dimensione della violenza psicologica e delle esperienze di vulnerabilità è stata affrontata attraverso la testimonianza di Claudia Gasperi, attivista e ideatrice del progetto Redemptio, e attraverso i contributi delle professioniste Myriam Mazza, Clarissa Stella Monetta e Roberta Galimberti, impegnate, con differenti competenze, nell’ambito della psicologia, della prevenzione, dell’educazione e del sostegno alle persone che hanno vissuto esperienze traumatiche o situazioni di violenza.

Nel corso della mattinata è emersa così una considerazione condivisa: il contrasto al bullismo non può essere affidato soltanto alla repressione del comportamento, ma deve partire dalla prevenzione, dall’ascolto e dalla capacità di costruire relazioni positive.

Scuola, famiglia, sport, istituzioni, professionisti dell’informazione e realtà sociali sono chiamati a svolgere ruoli differenti ma complementari. In questo quadro, anche il modo in cui un episodio viene raccontato può contribuire a costruire consapevolezza oppure, al contrario, alimentare stigma ed emarginazione.

L’incontro ha quindi rappresentato un momento di confronto tra mondi diversi, accomunati dalla necessità di mettere in rete competenze ed esperienze per costruire strumenti concreti di prevenzione e intervento, con particolare attenzione alle nuove generazioni.

Dal Campidoglio è arrivato, in definitiva, un messaggio chiaro: contro il bullismo e il cyberbullismo servono meno soluzioni isolate e più rete, ascolto, responsabilità e inclusione. E anche le parole, così come lo sport, possono diventare strumenti concreti per costruire questa rete.

Redazione
Autore: Redazione